La domanda se convengano di più gli ETF o i fondi comuni di investimento è tra le più frequenti per chi in Italia vuole far fruttare i propri risparmi. Entrambi permettono di investire in un paniere diversificato di titoli con una sola operazione, ma differiscono profondamente su costi, modalità di gestione e trasparenza. Capire queste differenze è decisivo, perché sul lungo periodo anche pochi decimi di punto di commissione fanno una differenza enorme sul capitale finale.
In estrema sintesi: il fondo comune tradizionale è a gestione attiva, con un gestore che sceglie i titoli cercando di battere il mercato; l’ETF è quasi sempre a gestione passiva e si limita a replicare un indice. Vediamo cosa significa in pratica per il tuo portafoglio.
In questo articolo
Che cos’è un fondo comune di investimento
Il fondo comune è un patrimonio gestito da una società di gestione del risparmio (SGR) che raccoglie il denaro di molti risparmiatori e lo investe secondo una politica prestabilita. Un gestore professionista decide quali titoli comprare e vendere, con l’obiettivo dichiarato di ottenere un rendimento superiore a quello del mercato di riferimento. In Italia i fondi comuni si sottoscrivono in banca, alle poste o tramite consulenti, e il loro valore (NAV) viene calcolato una volta al giorno.
Il punto debole storico è il costo: tra commissioni di gestione, di sottoscrizione e talvolta di performance, molti fondi attivi venduti allo sportello arrivano a costare l’1,5-2,5% l’anno. Un peso che, statisticamente, la maggior parte dei gestori non riesce a recuperare superando il proprio indice nel lungo periodo.
Che cos’è un ETF
L’ETF (Exchange Traded Fund) è a sua volta un fondo, ma quotato in Borsa come un’azione: puoi comprarlo e venderlo in tempo reale durante l’orario di negoziazione. La stragrande maggioranza degli ETF è a gestione passiva e replica un indice, ad esempio l’MSCI World o il FTSE MIB. Non c’è un gestore che seleziona i titoli, quindi i costi crollano: molti ETF azionari globali hanno un costo annuo (TER) compreso tra lo 0,05% e lo 0,25%.
Questa efficienza ha reso gli ETF lo strumento preferito per costruire un portafoglio semplice e a basso costo, anche tramite un piano di accumulo automatico. Sono la base tipica di un lazy portfolio, cioè un portafoglio pigro da mantenere con poche mosse.
ETF e fondi comuni a confronto
| Caratteristica | ETF (passivo) | Fondo comune (attivo) |
|---|---|---|
| Gestione | Replica un indice | Il gestore seleziona i titoli |
| Costo annuo (TER) | Circa 0,05%-0,25% | Circa 1,5%-2,5% |
| Negoziazione | In Borsa, in tempo reale | Un solo prezzo (NAV) al giorno |
| Trasparenza | Composizione nota ogni giorno | Portafoglio comunicato periodicamente |
| Commissioni d’ingresso | Solo costi di negoziazione | Possibili spese di sottoscrizione |
| Obiettivo | Ottenere il rendimento dell’indice | Battere il mercato (non garantito) |
Costi: perché fanno la vera differenza
Immagina di investire 10.000 € per 25 anni con un rendimento lordo medio del 6% annuo. Con un ETF che costa lo 0,20% l’anno il capitale finale sarà nettamente più alto rispetto a un fondo attivo che costa il 2%: la differenza di commissioni, capitalizzata anno dopo anno, può erodere decine di migliaia di euro sul risultato finale. È il rovescio della medaglia dell’interesse composto: così come i rendimenti si moltiplicano, anche i costi lo fanno.
Quando può avere senso un fondo attivo
Gli ETF non sono l’unica risposta corretta. La gestione attiva può avere un ruolo in mercati di nicchia poco efficienti, in alcune strategie obbligazionarie o quando si desidera una gestione flessibile in fasi di forte volatilità. Anche i robo advisor, che costruiscono portafogli in ETF gestiti da algoritmi, rappresentano una via di mezzo interessante per chi vuole delegare senza pagare le commissioni di un fondo tradizionale.
- Costi molto bassi nel lungo periodo
- Massima trasparenza e liquidità
- Ideali per piani di accumulo automatici
- Ampia scelta di indici e mercati
- Mercati di nicchia poco efficienti
- Gestione flessibile in fasi volatili
- Sottoscrizione semplice allo sportello
- Nessuna necessità di operare in Borsa
Fiscalità: un dettaglio da non trascurare
Sia ETF sia fondi comuni scontano in Italia l’aliquota del 26% sui redditi da capitale. Attenzione però a una regola importante: le plusvalenze da ETF e fondi sono considerate “redditi di capitale” e non possono compensare le minusvalenze pregresse presenti nel tuo zainetto fiscale, a differenza di quanto avviene con azioni e obbligazioni. Per il quadro completo consulta la guida alla tassazione degli investimenti.
Domande frequenti
Gli ETF sono più rischiosi dei fondi comuni?
Perché i fondi attivi costano di più?
Posso comprare ETF con un piano di accumulo?
Un fondo attivo può battere il suo indice?
In sintesi
Nella scelta tra ETF o fondi comuni, per la maggior parte degli investitori italiani orientati al lungo periodo gli ETF a gestione passiva vincono grazie a costi bassi, trasparenza e semplicità. I fondi attivi conservano un ruolo in situazioni specifiche, ma vanno valutati con attenzione alle commissioni. Se stai muovendo i primi passi, parti dalla guida su come iniziare a investire ed esplora gli altri articoli della categoria investimenti.