Il PIP, il Piano Individuale Pensionistico di tipo assicurativo, è una delle tre forme di previdenza complementare disponibili in Italia, accanto ai fondi negoziali e ai fondi aperti. Si tratta di un contratto di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale, pensato per chi vuole costruire una pensione integrativa in autonomia, senza passare da un fondo di categoria. È particolarmente diffuso tra liberi professionisti, lavoratori autonomi e dipendenti senza un contratto collettivo che offra un fondo negoziale.

In questa guida vediamo come funziona un PIP, i costi da controllare prima di sottoscriverlo, i vantaggi fiscali e in quali casi conviene rispetto alle altre forme di previdenza integrativa.

In questo articolo

Che cos’è un PIP e chi lo gestisce

Il PIP è istituito da un’impresa di assicurazione ed è attuato mediante polizze vita. Nonostante la natura assicurativa, la parte previdenziale è vigilata dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), la stessa autorità che sorveglia fondi negoziali e aperti. Questo garantisce che il capitale accumulato sia soggetto alle regole della previdenza complementare: separazione patrimoniale rispetto alla compagnia, portabilità e le stesse condizioni per anticipazioni e riscatti.

Come le altre forme, il PIP consente di aderire con versamenti liberi o periodici e, per i lavoratori dipendenti, di conferire anche il TFR. La differenza sostanziale rispetto a un fondo negoziale è che raramente dà diritto al contributo del datore di lavoro.

Ramo I e Ramo III: le due gestioni

Un PIP può investire in due modi, spesso combinabili all’interno dello stesso contratto:

Ramo I – Gestione separata: i versamenti confluiscono in una gestione assicurativa a basso rischio, con rendimento consolidato di anno in anno e spesso una garanzia di restituzione del capitale. È la scelta prudente, adatta a chi è vicino alla pensione o non tollera oscillazioni.

Ramo III – Unit linked: i versamenti sono investiti in fondi interni legati all’andamento dei mercati. Il potenziale di rendimento è più alto, ma non c’è garanzia sul capitale e il rischio è a carico dell’aderente. Chi ha un orizzonte lungo può privilegiare questa linea per cavalcare la crescita azionaria.

I vantaggi fiscali del PIP

Sul piano fiscale il PIP gode delle stesse agevolazioni delle altre forme di previdenza complementare. I contributi sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 € l’anno: con un’aliquota marginale del 35%, versare 4.000 € significa risparmiare circa 1.400 € di imposte. I rendimenti maturati sono tassati al 20% (12,5% sulla quota in titoli di Stato) anziché al 26% ordinario.

La prestazione finale sconta un’aliquota agevolata che parte dal 15% e scende dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Sono previste le stesse anticipazioni delle altre forme: fino al 75% per l’acquisto della prima casa o per gravi spese sanitarie.

I costi: il punto su cui fare più attenzione

Il tallone d’Achille dei PIP sono storicamente i costi, spesso più elevati rispetto ai fondi negoziali e a molti fondi aperti. Prima di firmare, confronta l’ISC (Indicatore Sintetico dei Costi), che riassume in un’unica percentuale l’incidenza annua delle spese su diversi orizzonti temporali. La COVIP pubblica sul proprio sito un comparatore ufficiale che permette di mettere a confronto l’ISC di tutti i prodotti.

Su un orizzonte di 35 anni, una differenza di costo dell’1% annuo può ridurre il capitale finale di decine di migliaia di euro. Controlla sempre l’ISC del PIP e confrontalo con quello di un fondo aperto o negoziale prima di aderire.

Pro e contro del PIP

Vantaggi
  • Deducibilità fino a 5.164,57 €/anno
  • Tassazione agevolata dal 15% al 9%
  • Adatto ad autonomi e senza fondo di categoria
  • Opzione Ramo I con capitale garantito
Svantaggi
  • Costi spesso più alti (ISC elevato)
  • Di norma niente contributo del datore
  • Ramo III senza garanzia sul capitale
  • Condizioni contrattuali complesse

PIP, fondo aperto o negoziale: quando conviene

Se sei un lavoratore dipendente con accesso a un fondo pensione negoziale che prevede il contributo del datore, quest’ultimo è quasi sempre la scelta più conveniente, perché aggiunge denaro “gratuito” e ha costi contenuti. Il PIP acquista senso per chi non ha un fondo di categoria, per gli autonomi e per chi cerca la garanzia del Ramo I o la flessibilità di un prodotto individuale. In ogni caso, il confronto va fatto sui costi e sul comparto, non sul nome del prodotto. Per capire la logica degli strumenti sottostanti, può aiutare la guida su ETF e fondi comuni.

Domande frequenti

Il PIP è più rischioso di un fondo pensione?
Dipende dalla gestione scelta. Con il Ramo I (gestione separata) il rischio è molto basso e spesso c’è una garanzia sul capitale; con il Ramo III (unit linked) il rischio è simile a quello di un fondo azionario, senza garanzie.
Posso dedurre i versamenti al PIP?
Sì, come tutte le forme di previdenza complementare i contributi al PIP sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 € l’anno, con un risparmio fiscale proporzionale alla tua aliquota marginale.
Che cos’è l’ISC e perché è importante?
L’ISC è l’Indicatore Sintetico dei Costi: esprime in percentuale quanto incidono ogni anno le spese del prodotto. È lo strumento chiave per confrontare i PIP tra loro e con fondi aperti e negoziali sul sito della COVIP.
Posso trasferire il PIP a un altro fondo?
Sì, dopo due anni di adesione puoi trasferire la posizione a un’altra forma pensionistica senza costi, conservando l’anzianità maturata utile per l’aliquota agevolata in uscita.

In sintesi

Il PIP, Piano Individuale Pensionistico, è uno strumento valido per costruire una pensione integrativa, soprattutto per autonomi e lavoratori senza fondo di categoria, grazie alla deducibilità e alla tassazione agevolata. Il vero discrimine sono i costi: prima di aderire, confronta sempre l’ISC e valuta le alternative. Per un quadro completo leggi la guida su come costruire una pensione integrativa ed esplora la categoria investimenti.

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