Ogni lavoratore dipendente prima o poi deve decidere se lasciare il TFR in azienda o destinarlo al fondo pensione. È una scelta che pesa molto sul capitale che ti ritroverai da vecchio, perché cambia radicalmente come quei soldi vengono rivalutati e tassati. Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è una quota della tua retribuzione, pari a circa il 6,91% della retribuzione annua lorda, che il datore accantona ogni anno e ti liquida alla fine del rapporto di lavoro.

In questa guida confrontiamo rivalutazione, tassazione e vantaggi accessori delle due opzioni, con esempi in euro, per aiutarti a decidere dove conviene indirizzarlo.

In questo articolo

Il TFR lasciato in azienda

Se non fai nulla e il tuo datore ha meno di 50 dipendenti, il TFR resta accantonato in azienda; nelle imprese con almeno 50 dipendenti viene invece versato al Fondo di Tesoreria dell’INPS, ma per te cambia poco. La quota accantonata si rivaluta ogni anno con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione ISTAT. In periodi di inflazione contenuta questa rivalutazione è modesta; quando l’inflazione sale, protegge meglio il potere d’acquisto.

Sul piano fiscale, la rivalutazione annua sconta un’imposta sostitutiva del 17%, mentre il TFR liquidato a fine rapporto è soggetto a tassazione separata, con un’aliquota media legata al tuo reddito degli ultimi anni (indicativamente tra il 23% e oltre il 30%). Il vantaggio principale è la certezza: il TFR in azienda non è esposto ai mercati e cresce in modo prevedibile.

Il TFR versato al fondo pensione

Conferendo il TFR alla previdenza complementare, quelle somme vengono investite in un comparto (garantito, obbligazionario, bilanciato o azionario) e si rivalutano in base ai rendimenti dei mercati. Sul lungo periodo un comparto bilanciato o azionario ha storicamente reso più della rivalutazione di legge del TFR, anche se con maggiore volatilità nel breve.

Il grande vantaggio è fiscale: la prestazione finale è tassata con un’aliquota agevolata che parte dal 15% e scende dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. È molto meno di quanto pagheresti con la tassazione separata del TFR in azienda. Inoltre, aderendo con la tua quota a un fondo pensione negoziale spesso sblocchi il contributo del datore di lavoro, denaro aggiuntivo che altrimenti perderesti.

La scelta di destinare il TFR al fondo pensione è irreversibile: una volta conferito, non può più tornare in azienda. Il TFR già maturato prima dell’adesione, invece, resta dov’è. Valuta con attenzione prima di firmare.

TFR in azienda o fondo pensione: il confronto

Aspetto TFR in azienda TFR nel fondo pensione
Rivalutazione 1,5% + 75% inflazione ISTAT Rendimento del comparto scelto
Rischio Praticamente nullo Variabile secondo il comparto
Tassa in uscita Tassazione separata (circa 23%+) Dal 15% al 9%
Contributo del datore No Possibile nei fondi negoziali
Liquidità anticipata Anticipo di legge in azienda Anticipazioni fino al 75%
Reversibilità Scelta irreversibile

Come e quando si sceglie

La decisione si prende entro sei mesi dall’assunzione. Se il neoassunto non si esprime, scatta il meccanismo del silenzio-assenso: il TFR viene automaticamente conferito alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo (in genere il fondo negoziale di categoria). Chi vuole tenere il TFR in azienda deve quindi manifestarlo esplicitamente con un modulo. La scelta di destinarlo al fondo, come detto, è definitiva.

Pro e contro delle due scelte

Conviene il fondo pensione se
  • Vuoi la tassazione agevolata dal 15% al 9%
  • Puoi ottenere il contributo del datore
  • Hai un orizzonte temporale lungo
  • Cerchi rendimenti potenzialmente più alti
Conviene tenerlo in azienda se
  • Sei a pochi anni dalla pensione
  • Vuoi la massima prevedibilità
  • Non tolleri la volatilità dei mercati
  • Preferisci non vincolare la scelta

Un esempio in euro

Ipotizza un TFR annuo di circa 2.000 €. In azienda si rivaluta di poco più dell’inflazione e sarà tassato in uscita intorno al 25-30%. Nel fondo pensione, con un comparto bilanciato, quegli stessi 2.000 € all’anno possono crescere di più sul lungo periodo e in uscita pagheranno un’aliquota che tende al 9% dopo molti anni di adesione. Su una carriera intera la differenza può valere diverse migliaia di euro. Per il quadro completo, vedi come costruire una pensione integrativa e la guida completa al fondo pensione.

Domande frequenti

Posso spostare il TFR dal fondo pensione all’azienda?
No, il conferimento del TFR alla previdenza complementare è irreversibile. Puoi però trasferire la posizione a un altro fondo pensione dopo due anni di adesione, senza costi e mantenendo l’anzianità.
Il TFR nel fondo pensione è più tassato?
Al contrario: è tassato meno. La prestazione sconta un’aliquota agevolata dal 15% al 9%, mentre il TFR in azienda subisce la tassazione separata, con aliquote di norma più alte.
Perdo la liquidità se verso il TFR al fondo?
In parte. Il capitale è vincolato fino alla pensione, ma puoi chiedere anticipazioni fino al 75% per prima casa o gravi spese sanitarie, e fino al 30% per altre esigenze dopo otto anni di adesione.
Che differenza c’è tra un PIP e un fondo per il TFR?
Puoi conferire il TFR anche a un fondo aperto o a un PIP, ma il contributo del datore di lavoro di solito è previsto solo aderendo al fondo negoziale di categoria.

In sintesi

Decidere tra TFR in azienda o fondo pensione dipende dal tuo orizzonte temporale, dalla tolleranza al rischio e dalla presenza di un contributo del datore. Per chi è lontano dalla pensione e vuole ottimizzare la fiscalità, il fondo pensione è spesso la scelta più efficiente; chi è vicino al ritiro o cerca certezza può preferire l’azienda. Approfondisci il confronto tra fondo pensione e PAC su ETF ed esplora la categoria investimenti.

Informazioni sull'autore

admin

Team editoriale specializzato in finanza personale, carte di credito e prodotti bancari.

Leggi altri articoli di questo autore →